Facciamo parlare i dati reali.
Prendo come campo di indagine il ciclo elettorale del bipolarismo.
Inizia con le elezioni regionali del '95, quando, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, maturano le condizioni per l'avvio dell'esperienza del Centro sinistra.
Raffronto i dati del comune di Rimini con quelli regionali e di altri tre comuni, Ferrara, Parma e Piacenza. Sono i tre comuni che nelle gerarchie elettorali della sinistra e successivamente del Centro sinistra, hanno più a che fare con Rimini. Parma e ancor più Piacenza nei decenni passati ci sono sempre state dietro, Ferrara ci è stata di poco avanti.
Occorre inoltre ricordare che Rifondazione nel '95 si presentò con un proprio candidato alle regionali e così per rendere raffrontabile la forza del Centro sinistra di allora con quella di 15 anni dopo, ho sommato i voti dei due candidati (Bersani ed Albertini) del ‘95.
La prima cosa che balza agli occhi è l'enorme emorragia di voti subita nel quindicennio. In regione, nonostante la crescita della popolazione, il CS ha perso 558.818 voti, di cui 19.583 nel comune di Rimini. Elettori che si sono rifugiati nell'astensione, in liste di protesta come quella dei grillini, ma che sono anche passati armi e bagagli con il Centro destra.
Se guardiamo alla perdita percentuale il tracollo riminese diventa ancora più evidente. In regione il CS perde mediamente il 10,54, a Piacenza solo l'1,28, a Parma il 6,54, a Ferrara l'8,29, a Rimini si arriva al 13,86, più di tre punti sopra alla media regionale. E' vero ci sono città capoluogo nella regione dove la perdita si avvicina (un paio di punti sotto) a quella riminese, ma in quelle città si partiva nel ’95 da livelli di consenso al CS molto, molto maggiori.
Il quadro è addirittura drammatico se il confronto viene fatto tra i voti del PD attuale e la somma di quelli delle forze, allora separate, che portarono alla sua costituzione. In regione il ridimensionamento medio è dell'11,76, ma a Piacenza è solo dell'1,20, a Parma la flessione è del 7,79 e a Ferrara del 9,49. Per Rimini il calcolo l'ho rifatto tre volte perchè non ci credevo. In quindici anni infatti il potenziale dl PD è sceso del 18,23. Si sono volatilizzati 19.708 voti, più di quelli persi dall’intero Centro Sinistra, che, a Rimini, deve il suo ridimensionamento interamente alla defezione degli elettori del PD. Una catastrofe.
L'ultima annotazione la dedico a quella gerarchia elettorale interna all'Emilia Romagna che ho precedentemente richiamato. La media del Centro sinistra regionale era nel '95 del 62,64, Rimini non era lontanissima da quella media, infatti aveva il 57,96. Ferrara, il capoluogo di provincia immediatamente superiore come voti, aveva il 60,49, solo due punti e mezzo sopra. Parma era sotto con il 56,64 e Piacenza era in fondo decisamente lontana con il 45,28.
Quindici anni dopo siamo 8 punti sotto la media regionale, Ferrara non la vediamo più – 8,1, Parma ci ha decisamente superato, siamo infatti a -6. Piacenza ci ha invece raggiunto: 44 contro il nostro 44,1. Va ancora peggio per i voti al PD, dove Rimini viene sopravanzata anche da Piacenza, 32,7 contro il nostro 32,5. Siamo finiti in Lombardia, senza neanche la penalizzazione del voto alla Lega!!
La smetto con i numeri anche se sarebbe interessante descrivere la curva di questo costante declino che dura da quindici anni e che, elezione dopo elezione, tra gli alti e bassi dei cicli politici, ha visto dissanguarsi l'elettorato del Centro sinistra e particolarmente del PD.
Altri indicatori, come la maggior crescita dell’astensionismo che si registra a Rimini rispetto ad altri capoluoghi, lo straordinario successo dei grillini e, parallelamente, quello del Popolo della Libertà, ci mettono sulle tracce dei fattori locali che hanno generato quel risultato. Una delusione e una disaffezione dell’elettorato di Centro sinistra ormai endemiche che si sono rafforzate ed incattivite nel corso degli anni, quasi un contrappunto alla sordità dei dirigenti del PD ad ogni segnale lanciato dell’elettorato.
Mi sembra purtroppo che nessuno negli anni passati abbia voluto prendere atto di questa tendenza, che pure personalmente ho denunciato più di una volta, perchè avrebbe comportato una riflessione politica radicale e la messa in discussione del gruppo dirigente che ha prodotto questi risultati politici. Neanche oggi, a disastro ormai conclamato, si avverte davvero la voglia di affrontare un salutare, anche se doloroso, percorso critico. Si preferisce semplicemente ignorare la realtà e continuare a danzare il ballo delle poltrone e degli organigrammi, mentre la nave sta ormai affondando.
Sergio Gambini