oggi, lunedì 06 settembre 2010    
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Lettera aperta al Sindaco di Rimini sulla Holding

 

Caro signor Sindaco,

 
a quanto si dice siamo ormai entrati nella fase conclusiva dell'iter che porterà alla decisione sulla Holding finanziaria che dovrebbe raggruppare le partecipazioni azionarie del Comune di Rimini (Hera, Fiera, Aeradria, Ridracoli, ecc.) .
Si tratta di una scelta che a noi sembra radicalmente sbagliata e non corrispondente agli interessi della nostra comunità e della sua amministrazione pubblica.
Il Comune di Rimini è venuto accumulando nel corso dei decenni importanti proprietà, che sono il frutto di strategie di sviluppo e di investimenti oculati, affrontati dalle amministrazioni passate, per dotare la nostra città di servizi ed infrastrutture indispensabili alla sua crescita economica, sociale e civile.
C'è indubbiamente l'esigenza di valutare la finalizzazione più utile, per l'intera comunità locale, della ricchezza oggi congelata in quelle partecipazioni azionarie.
Quando nacquero molte iniziative rappresentavano un investimento che nessun soggetto privato era disposto ad accollarsi, in campi nei quali soltanto l'intervento pubblico avrebbe potuto rispondere a decisivi bisogni sociali e a moderne esigenze di infrastrutturazione del territorio.
Oggi non è più così. Alcune di queste attività sono remunerativamente condotte da imprese private, partecipate dal pubblico, che rendono servizi più o meno efficienti, comunque corrispondenti alla domanda del mercato. Quella ricchezza congelata potrebbe perciò essere investita, con la stessa lungimiranza del passato, in nuove attività, non ancora coperte dall'iniziativa privata, per qualificare ed innovare il tessuto sociale ed economico riminese.
A spingere in una diversa e nuova direzione c'è inoltre una ulteriore forte motivazione. Molto spesso nella detenzione delle partecipazioni azionarie si annida un evidente un conflitto di interesse. Conflitto che può limitare e condizionare pesantemente le prerogative più proprie del pubblico nel campo dell'indirizzo, della programmazione, della vigilanza, a danno di pregnanti interessi dei cittadini consumatori e del tessuto di imprese del nostro territorio.
Per dirla volgarmente, se il Comune stacca felicemente i dividendi di Hera, potrebbe essere più interessato alla crescita dei benefici finanziari che a controllarne i risultati che riguardano la qualità urbana.
Ma non è di questo che si discute, ne delle conseguenze della nuova normativa nazionale sui servizi pubblici locali, che richiederebbe scelte tempestive e coraggiose.
Il tema che lei propone con la costituzione della Holding è un altro e contiene, a nostro avviso, un grave pericolo: quello di dissipare gradualmente la ricchezza pubblica accumulata in decenni, mettendola a garanzia di debiti che pregiudicheranno per anni il bilancio comunale e dovranno essere pagati dalle generazioni future dei riminesi.
Gli atti deliberativi fino ad ora proposti parlano chiaro.
Il primo obiettivo della Holding infatti è fare fronte a impegni finanziari assunti in passato dal Comune, senza che ne avesse però disponibilità. Come chiarisce lo schema di delibera, Rimini ha sottoscritto tre aumenti di capitale (in TRAM, Palazzo dei Congressi e Aeradria) non ancora onorati, perchè il bilancio non lo consente.
La Holding si dovrebbe così sostituire in questi impegni al Comune, confidando, per coprire l'anticipazione finanziaria ottenuta dalle banche, nella futura (e del tutto ipotetica) vendita della rete gas comunale. Proprio la rete gas , uno dei pochi beni che, anche nelle economie aperte, possono comunque essere tenuti in controllo dalla mano pubblica.
I soldi di cui si parla sono circa 6 milioni e mezzo di Euro che, a rigore di logica, si sarebbero dovuti impegnare avendone la disponibilità reale e comunque valutando le condizioni del bilancio comunale all'epoca dell'impegno (per metà di questa cifra parliamo ancora del 2008).
Insomma il classico passo più lungo della gamba, fatto a suo tempo senza indicare i risparmi corrispondenti. Oggi si conta di recuperarlo con una “invenzione”, che però non fa i conti con le regole di bilancio imposte a tutti gli enti locali dal “Patto di stabilità interno”.
Quel “Patto” può non piacere, e a noi, per come viene interpretato in modo restrittivo, certamente non piace. Tuttavia quel “Patto” è legge.
Aggirarlo con un artificio di finanza creativa non è saggio. Il suo obiettivo infatti è quello di impedire un eccessivo indebitamento degli enti locali per preservarne anche in futuro una qualche capacità di investimento. Ciò dovrebbe essere nell'interesse anche del Comune di Rimini. Inoltre trasgredirlo, seppur con una furbata, comporta sanzioni ed ulteriori ingessamenti del bilancio comunale, che saranno pagati negli esercizi futuri e dalle amministrazioni che seguiranno. La Corte dei Conti è diventata da questo punto di vista molto rigorosa, proprio nei confronto dei tentativi di elusione del “Patto”.
Non vogliamo neppure immaginare cosa succederebbe se si perseguisse anche il secondo obiettivo indicato dalla delibera, l'accensione cioè, da parte della Holding, nei fatti per conto del Comune, di un mutuo ventennale di 25 miliardi.
Ci sembra davvero un scelta censurabile, che scarica, a poco più di un anno dalla definitiva conclusione della sindacatura, il peso degli ultimi mesi del Suo mandato e di eventuali sanzioni, su chi sarà chiamato dai cittadini riminesi al difficile compito di succederle.
Noi non le chiediamo un gesto di generosità politica, affrontando i mesi che ci separano dalla primavera del 2011 all'insegna del rigore, per lasciare a chi verrà dopo di Lei un bilancio sano e con buone possibilità per il futuro. Le chiediamo soltanto di non passare un testimone troppo pesante, che leghi le mani al suo successore in modo indissolubile, impedendogli di fatto qualsiasi scelta per il domani, in forza di conti largamente ipotecati.
Particolarmente questa decisione, cosa fare cioè delle partecipazioni pubbliche, è troppo importante per essere pregiudicata negli ultimi mesi del mandato, con l'acqua alla gola per scelte di bilancio sbagliate, l'ansia e i calcoli inconfessabili dell'anno elettorale.
Le alternative su come fare fronte a debiti assunti senza la necessaria serietà, possono essere e vanno comunque trovate. Alcune proposte praticabili sono già state avanzate.
La finanza creativa non è però la soluzione (ricorda la pessima figura rimediata con la sottoscrizione di prodotti finanziari azzardati come i “derivati”?) . Non lo è soprattutto quando sembra improntata a fare godere vantaggi a breve, compromettendo le prospettive future.

 
Mario Ferri
Sergio Gambini

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