Occorre leggere i dati, raffrontarli, cercare di capire il messaggio degli elettori, ma salta agli occhi subito che Rimini, rispetto alle precedenti regionali, è la città dei record.
Record di astensioni, siamo il comune capoluogo che registra la minore affluenza al voto 62,94%, cinque punti sotto la media regionale. Record di calo nelle preferenze per Errani, -13,83%, tre punti sotto la media regionale. Record di calo nel voto al PD, -9,07, due punti sotto la regione. Record di voti ai grillini, 9,57%, due punti e mezzo sopra la media.
A sinistra si può definire un vero terremoto. Nei raffronti siamo diventati penultimi, Parma ci ha definitivamente superato. Piacenza, che nei comportamenti politici è Lombardia, ormai ha indicatori elettorali simili ai nostri. I record non finiscono qui, ce ne sono anche sul versante del centro destra.
Erano tendenze evidenti già in passato. Si è scelto di mettere la testa sotto la sabbia. Ora gli elettori di centro sinistra ci abbandonano, rifugiandosi nell’astensione e nel voto di protesta, e lo fanno molto più che altrove. E’ un giudizio inequivocabile sul centro sinistra riminese e sul suo governo locale.
Nel PD comanda la giunta del Comune di Rimini, ha deciso candidature e incarichi istituzionali, segretari di partito e consigli di amministrazione, tutto finalizzato a perpetuare un governo sempre più screditato. Il comune dei motori immobiliari e della finanza creativa, che presenterà il conto a chi viene dopo. Non può più essere nascosto, il pesante differenziale negativo ha queste indiscutibili paternità.
Il vertice del PD locale è un’appendice di quel “modello”. Dispiace per i militanti e i loro mille sacrifici, purtroppo c’è un muro di gomma. Un ceto politico cresciuto grazie a nomine, incarichi, poltrone e strapuntini, che vanifica ogni impegno. Certe cronache sono davvero imbarazzanti, la cosa pubblica viene trattata come un feudo. Solo una netta discontinuità ci può salvare, nei programmi, nel modo di governare, nell'etica pubblica. Certo anche negli uomini. I fatti dicono che troppi hanno chiuso gli occhi pur di avere una “carriera assicurata”.
Ho votato PD senza entusiasmo. Con minore entusiasmo assisto all'impegno per spingere Melucci in giunta regionale. Più che un paradossale premio alla carriera o il classico “promuovi per rimuovere”, a me sembra uno sberleffo agli elettori. Se questa è l' immagine di governo, la leadership attorno alla quale riorganizzare il PD riminese, trovo conferma che il rinnovamento fasullo di Andrea Gnassi è fatto di chiacchere.
Per chi nutre una passione civile ed ama la cosa pubblica, Rimini è un bel enigma.
Le polemiche del centro destra non sono certo più rassicuranti. I conservatori dei due schieramenti, per mantenersi in sella, alimentano un clima di guerra permanente, un veleno civile. E' ora invece di togliersi l'elmetto. Immagino un passo avanti: se Pizzolante è il protagonista dell'ingresso della Valmarecchia nella provincia, voglio poterlo applaudire senza essere considerato un traditore, così chi sta a destra, deve potersi riconoscere senza imbarazzo nel discorso sull'università di Carlo Bulletti, anche se appartiene all'Italia dei Valori.
Rifiuto l'idea che abbia rilievo civile, solo chi è presente nell'arena politica come contendente. Io ho molte idee su Rimini che mi sembrano di un solido riformismo, sono però molto distanti da chi governa la città, che guida il partito cui sono iscritto. Cosa devo fare, arruolarmi nello schieramento avversario? O addirittura smettere di pensare?
Non credo di essere una eccezione solitaria. C'è una Rimini esigente che viene prima dei partiti e che vuole e deve poter dire la sua. Bisogna creare un luogo di incontro, fuori dagli schieramenti, per chi ama la nostra città, che elabori le idee di cambiamento e le faccia diventare programmi e proposte concrete. Bisogna farlo in fretta, prima che l'interminabile campagna elettorale che ci aspetta, renda impossibile ragionamenti trasversali. L'obiettivo è consegnare ai contendenti qualche ragionevole proposta di riforma per il futuro. Rimini ne ha bisogno.
Prima di pensare a liste, candidati e relative ambizioni che personalmente davvero non nutro, l'impegno civico dovrebbe concentrarsi sulle proposte. Le tante persone che con onestà intellettuale militano attivamente nei partiti vanno rispettate. L'impegno civico può aiutarle a cambiare la politica riminese che non è stata capace di arrestare il declino della città. Poi si vedrà.
Sergio Gambini