oggi, lunedì 06 settembre 2010    
    MENU
     HOME PAGE      BIOGRAFIA
     VIDEO E IMMAGINI      CONTATTI
     PRESENTAZIONE      AGENDA
www.lavoce.info
www.libertaeguale.com
www.federconsumatori.it
www.altroconsumo.it
www.cna.it
www.alexa.com
www.buscadero.com
www.noisefromamerika.org


Rimini e Craxi (2). Le ragioni delle due sinistre

Il cuore della sfida aveva un nocciolo strutturale e riguardava l’esaurirsi di una fase dello sviluppo della società e dell’economia riminese. Gli anni d’oro della crescita quantitativa e del turismo balneare erano ormai alle spalle e si faceva sempre più pressante l’esigenza di una connotazione nuova per la nostra offerta turistica, e non solo. Fieristico, congressuale, notte, divertimento, servizi alle imprese. Rimini cercava altre strade e i nuovi protagonisti dei nascenti “cento turismi” cercavano interlocutori. L’Azienda di Soggiorno guidata da Massimo Conti era il catalizzatore di questo ribollire di attività e di proposte. Non era tutto oro, ma il futuro era lì. Tra Promozione Alberghiera e Cooptur (la cooperativa alberghiera della Legacoop) la partita si era già chiusa e l’aveva largamente spuntata PA. Diventavano protagonisti mondi che per appartenenza culturale, linguaggi, modi di rapportarsi erano molto distanti dal blocco sociale che si era riconosciuto nel vecchio PCI. Per essi il nuovo corso socialista rappresentava quasi naturalmente il punto di riferimento nel panorama del governo locale. Gli appuntamenti nazionali del PSI a Rimini erano inoltre occasione non solo di circolazione di idee nuove, di contatto con saperi moderni, ma anche di crescita professionale ed imprenditoriale.

 
Certo c’era anche tanto rampantismo, molta spregiudicatezza e molto provincialismo nello scimmiottare la “Milano da bere”. Attorno al PSI si raccoglieva un mondo delle professioni che cercava spazio in una committenza pubblica in forte espansione e non sempre il criterio era quello del merito. D'altra parte i ceti professionali divenivano il collante del rinnovato blocco edilizio /immobiliare, che a Rimini ha sempre contato molto.
 
Mi sono chiesto spesso se la contrapposizione tra l’impostazione più liberista dei socialisti e quella più statalista del PCI riminese, che pure era molto più aperta che altrove, avesse solo origine nel retaggio ideologico. C’era anche un’altra radice più pragmatica e di potere: per il PSI era semplice accompagnare i processi economici e sociali in atto, senza l'ansia di doverli dirigere e diventando il naturale interlocutore dei nuovi protagonisti.
Per noi quel rapporto era invece necessariamente mediato dalla politica e dalle scelte dell’amministrazione e doveva incontrarsi con i ceti più “antichi”. Insomma programmazione e pianificazione erano parole che interpretavano una cultura politica, ma erano anche il modo concreto di rapportarsi alla società, di dare “peso” al momento della scelta amministrativa e di reggere così la sfida per il consenso.
“Governare il cambiamento”, il felice slogan della conferenza dell’82, che si contrapponeva all'atteggiamento tradizionale della sinistra che voleva invece “pianificare il cambiamento”, interpretava bene l’approccio diverso. Ci volle più di un decennio perché quella formulazione venisse sdoganata anche per gli eredi del PCI, e per molti mantenne, nonostante tutto, il sapore di un cedimento subalterno ad una cultura politica avversa.
 
La sfida aveva anche un forte contenuto di leadership sociale. Si era esaurita la stagione pionieristica di una imprenditoria diffusa che aveva le sue origini nel lavoro dipendente o nella mezzadria. Il testimone della guida passava ad altri.
Il PSI immaginò per tutti gli anni ’80, più o meno consapevolmente di potere gestire questo passaggio all’interno del blocco sociale che tradizionalmente aveva governato la società riminese. Semplifico: il PCI avrebbe dovuto portare il consenso dei vecchi ceti che erano ancora maggioritari, il PSI interpretare e garantire la leadership di quelli nuovi. Fine dell’egemonia.
Non tutti nel PCI avevano consapevolezza della posta in gioco anche perché la competizione era davvero pressante solo nel comune di Rimini. Negli altri comuni della costa i processi sociali erano molto più lenti, lo spessore dei nuovi attori sociali più modesto ed alcuni sindaci comunisti, come Pierani a Riccione e Fabbri a Bellaria, si erano già intestati il monopolio del “cambiamento”, con relativi riti.

Sergio Gambini
 
 
 

Commento:


Firma:









 
    ULTIMI ARTICOLI
15 Agosto 2010
Intervista a La Voce. "Se il PD rimane fermo, chi vuole cambiare guarda a destra"
10 Agosto 2010
E' mi ba
25 Giugno 2010
Un'emorragia che andava fermata.
23 Giugno 2010
Un Papa straniero
04 Giugno 2010
Ecco perchè...
29 Maggio 2010
Imposta di Soggiorno, no, grazie!
23 Maggio 2010
Interismo
03 Aprile 2010
Record negativi per il PD riminese. Che fare?
12 Marzo 2010
La regione entra in Fiera. Intervista a La voce
06 Febbraio 2010
Rimini e Craxi (3). Tra passato e presente
25 Gennaio 2010
Rimini e Craxi (2). Le ragioni delle due sinistre
23 Gennaio 2010
Rimini e Craxi (1). I primi anni della sfida a sinistra
22 Gennaio 2010
Perchè l'Holding continua ad essere un pessimo affare
15 Gennaio 2010
Riflessioni a proposito delle polemiche su Craxi
07 Gennaio 2010
Lettera aperta al Sindaco di Rimini sulla Holding