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Che ci faccio al meeting
Mi scuso per la precisazione a proposito della mia presenza al dibattito tra Sacconi e Chiti al Meeting di Rimini.
Dall’anno scorso sono regolarmente accreditato dalla CNA Nazionale per assistere ad alcuni dibattiti che si svolgono al Meeting.
E’ un appuntamento fondamentale per il mio lavoro. Difficilmente, in così pochi giorni, è possibile ascoltare e contattare tanti esponenti della maggioranza e del governo come avviene in queste giornate. Idee, programmi, confronti con esponenti dell’opposizione, in alcuni casi vere e proprie “primizie”, come avvenne lo scorso anno per la bozza sul federalismo fiscale.
CNA Nazionale mi ha affidato, poco più di due anni fa, le relazioni istituzionali. Sarei un illuso se pensassi che la decisione di chiedere la mia collaborazione non fosse legata, Prodi governante, al mio passato di parlamentare dell’Ulivo. Con il cambio di maggioranza il mio compito è diventato più complicato, anche perché si trattava di sdoganare l’immagine, falsa, ma dura a morire, di CNA come associazione di piccoli imprenditori di sinistra, cancellare ogni pregiudizio ed ottenere la giusta attenzione, per le istanze del nostro mondo, presso i partiti della maggioranza, come quelli dell’opposizione.
Chi ha il compito di rappresentare interessi di parti sociali ha come naturale interlocutore il governo. Devo riconoscere che quello in carica, al netto della drammatica crisi economica, ha dimostrato una attenzione vera e fattiva.
Lo stesso Presidente del Consiglio ha annunciato la sua presenza alla nostra assemblea nazionale del 22 Ottobre. E’ la prima volta, nei suoi otto anni di governo, che ciò avviene e testimonia di una nuova attenzione politica nei confronti di una grande organizzazione della piccola impresa, molto orgogliosa della propria autonomia e capace di usare, quando necessario, il pungolo della critica.
Il Ministro Sacconi forse più di ogni altro, con le sue iniziative legislative e di governo, ha contribuito al nuovo clima, creando elementi di coesione decisivi in questi mesi di crisi. Non avrei certo potuto mancare il confronto sul Welfare che lo vedeva protagonista. Per gli interessi che rappresenta la CNA infatti, sono state dette cose importanti ed annunciati provvedimenti significativi.
E’ inevitabile che abbia ascoltato il ministro anche come iscritto al PD. Tranne due accenni sulla laicità e sul Risorgimento, mi sono mangiato le mani, perché molte di quelle cose avremmo potuto e dovuto farle noi. Appartengono al patrimonio di un riformismo moderno ed erano presenti anche nel programma di Veltroni al Lingotto, che molti nel PD hanno fatto di tutto per eludere e oggi vorrebbero collocare definitivamente in soffitta.
Per usare le parole del sindaco PD di Bari, Michele Emiliano, rispondendo a Formigoni, durante il dibattito di lunedì sul federalismo “non trovo nulla da obiettare e questa cosa, a casa mia, me la faranno pagare”.
A quel dibattito non ci sono stati invece altri “incontri ravvicinati”.
D’altra parte quale sia il mio giudizio sulla politica riminese è noto ed è rafforzato dal recente risultato delle elezioni provinciali.
Rimini si avvita in un modello di cui l’unica costante in crescita è la cementificazione del territorio, la politica non riesce a produrre discontinuità di uomini e di programmi, mentre una quota sempre maggiore di cittadini, vedendo eluse le proprie attese di cambiamento, si allontana dalla partecipazione democratica.
Il tema di come costruire una alternativa agli attuali assetti di potere è all’ordine del giorno e l’interrogativo se non sia ora di rimescolare le carte per trovare una strada nuova è perciò nelle cose.
Esiste un nucleo, a mio avviso abbastanza ampio, di interventi di governo locale davvero innovativi, pro sussidiarietà e “no partisan”, come direbbe Attali, per fondare un nuovo ciclo di crescita qualificata del nostro territorio. Attorno ad essi mi piacerebbe si manifestasse uno spirito civico esigente, fatto proprio da donne e da uomini che, senza rinnegare la propria identità politica e culturale, collaborino nell’interesse della comunità. In politica è poco più di un sogno, ma potrebbe anche avverarsi e costituire il laboratorio del cambiamento che non si decide ad arrivare.
Sergio Gambini
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