Qualcuno prima o poi lo farà.
La riduzione della spesa pubblica se non vuole tradursi in un drammatico taglio di servizi essenziali, alla fine dovrà aggredire l’ipertrofia di enti ed istituzioni pubbliche. L’imbarazzante dilettantismo dimostrato nelle ultime settimane di gestione della manovra economica in Senato, non cancella la certezza che nessuno in Europa può più permettersi la spesa pubblica attuale. Lo sanno bene i governanti e lo intuiscono i cittadini, che percepiscono sempre più lo Stato ipertrofico e sprecone, come un fardello insostenibile per il giogo fiscale che sono costretti a sopportare.
Chi guida la politica ed il governo locale non può ignorare questa realtà. E non può ignorare che questo paese, non importa se con governi di destra o di sinistra, riuscirà a restare unito soltanto se realizzarà il federalismo fiscale ed il dimagrimento dello Stato.
Se la soppressione delle province è comparsa nei programmi elettorali sia del PdL che del PD già prima della crisi, una ragione c’è. Non ci vuole molto a capire che nei prossimi mesi il tema tornerà all'ordine del giorno.
Si può attendere, allontanandosi dal sentire dei cittadini e sperare di cavarsela o si può dirigere il percorso costruendo le condizioni per esiti desiderabili.
Una sola provincia romagnola in questa prospettiva è una buona idea.
Una grande provincia policentrica non è solo un taglio ragionevole ai costi della politica, essa infatti può contare su solide radici comuni, può partire dalle molte sinergie ed interdipendenze economiche ed amministrative già esistenti in area vasta e rafforzarle.
In regime di riduzione della spesa, può comunque elevare e qualificare le politiche di governo del territorio grazie alla riduzione dei costi. Può scegliere la sussidiarietà, per ridurre il perimetro dell'intervento pubblico.
Avrebbe inoltre il grande vantaggio di una fortissima capacità contrattuale con il resto della regione quando si attuerà di federalismo fiscale, l'appuntamento più importante dei prossimi anni.
Se prevarrà l'inerzia è più probabile invece che dopo Roma ladrona, sentiremo strillare di Bologna ladrona. E questo è un futuro che non mi piace.
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