oggi, luned́ 06 settembre 2010    
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Latte versato di Chico Buarque

Il Latte versato è quello del proverbio.
Quello che non si può rimpiangere e che, nel bel romanzo di Chico Buarque, si paragona alla lunga esistenza del protagonista, vissuta ed in fondo sprecata, all'ombra di un grande amore perduto troppo presto.
Ma è anche quello materiale e concreto, bianco e un po' acido, di Matilde, l'amata appunto, che preferisce versarlo dal suo seno direttamente nel lavandino, pur di non nutrire più la figlia, ne appagare l'ammirazione e gli appetiti del marito.

 Il protagonista è lui Eulalio d'Assumpcao, più di cento anni, ormai infermo in un letto di un ospedale affollato, imbottito di morfina, che rievoca alle infermiere ed ai visitatori che si alternano al suo capezzale, le vicende di una lunghissima vita e che sovrappone, nelle memorie devastate dall'età e dalle medicine, i figli ai nipoti, al padre e gli avi più lontani, lungo un sogno delirante che percorre l'inarrestabile e sciagurato declino di una famiglia-chiave dell'aristocrazia brasiliana, nell'ultimo secolo.
E' un uomo senza qualità, quello che attraversa i decenni, è un uomo che ha smarrito la strada e che si ripara dietro alla prestigiosa tradizione familiare ed al denaro che, per buona parte della propria esistenza, gli consentiranno di imitare e ad un tempo, vedere sbiadire i fasti del passato, di rincorrerne i piaceri e le indolenze, prima della definitiva miseria.
E' uno spettatore. Vede trascorrere il tempo ed i drammi della famiglia con una partecipazione genuinamente umana, ma lieve e senza conseguenze, perchè è la misteriosa scomparsa di Matilde, la sposa giovanissima di Eulalio, l'evento centrale del romanzo della sua vita. Un evento che rimarrà insoluto, chiuso nelle molte pagine di una corrispondenza giunta da lontano che non verrà mai aperta.
All'immaginaria infermiera cui Eulalio sta dettando le proprie memorie, si rivolgerà con una frase che descrive bene la vacanza di vita causata da quell'evento:”Se non fosse per i tremori e per gli spasmi alle mani, redigerei io stesso, di mio pugno, con calligrafia minuta, un quaderno per ogni giorno vissuto a fianco di mia moglie. E dopo la sua scomparsa, i mie giorni sarebbero fatti di tantissima carta per poco inchiostro, estesi e vuoti di accadimenti”.
 
E' scritto bene, è avvolgente nel ritmo, è intrigante nel mistero della scomparsa di Matilde.
Non avevo mai letto nulla di Chico Buarque, e per la verità non sono mai stato neanche un patito della musica brasiliana di cui l'autore è uno dei grandi maestri, ma il romanzo mi è piaciuto molto, mi ha affascinato e per giunta mi ha costretto a documentarmi un po' sulla storia contemporanea del Brasile. Non credo davvero che il suo successo sia dovuto alla fama conquistata dall'autore in un altro campo
Una chicca è la descrizione del sentimento della gelosia, perchè Eulalio era cieco e geloso e perde Matilde anche per questa ragione.
“Con il tempo ho imparato che la gelosia è un sentimento da proclamare a cuore aperto, nell'istante stesso in cui ha origine. Perchè quando nasce, è in realtà un sentimento cortese e deve essere subito offerto alla propria donna, come una rosa. Altrimenti, si chiude immediatamente come un cavolo dentro cui il male fermenta. La gelosia si trasforma allora nel genere più introverso delle invidie e, rodendosi tutta, colloca negli altri la colpa della sua bruttezza.”
Molto bello, no?
 




 
 
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