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Comincio con una specie di curriculum. E' breve e dice le cose essenziali.
Di seguito ci metto, per chi avesse maggiori curiosita', una biografia piu' estesa della mia attivita' pubblica. E' ricostruita sul filo della mia memoria, senza ausilio di documenti e quindi soggetta a possibili imprecisioni ( spero pero' non a gravi omissioni ). E' un lavoro lungo ed un po' noioso, che completero' mano amano che avro' tempo.



Nato Bologna 1.8.52.
Sposato con Patrizia.
Laurea con lode in Filosofia all'Universita' di Urbino.

Consigliere Comunale a Rimini da 1975 al 1980 e poi dal 1985 al 1995. Assessore Comunale all'Urbanistica dal 1992 al 1996. Componente di nomina RAI del Consiglio di amministrazione della TV di Stato della Repubblica di San Marino dal 1991 al 1995.

Senatore nella XIII Legislatura. Membro del Direttivo del Gruppo DS/L'Ulivo. Componente della VI, della X e della XIII Commissione permanente, ha presentato numerosi disegni di Legge ed e' stato relatore di diversi provvedimenti, tra i quali, di iniziativa parlamentare, ha condotto all'approvazione la Legge di riforma della legislazione nazionale del Turismo e la riforma del Termalismo. Relatore del documento di indirizzo del Senato in vista della Conferenza di Kyoto, ha fatto parte della delegazione italiana alla Conferenza.

Deputato nella XIV Legislatura. Membro del direttivo del Gruppo DS/L'Ulivo. Capogruppo in Commissione Attivita' Produttive, Commercio e Turismo. E' stato primo firmatario di 28 proposte di Legge, tra cui proposte a sostegno dell'industria automobilistica, delle attivita' turistiche e commerciali, per l'innovazione e le aziende in crisi e per la riforma dell'ENIT. E' stato relatore della Legge sulla tutela del Risparmio e della Legge di disciplina del Franchising.

Coordinatore del Dipartimento economico della Direzione Nazionale DS 2006 e 2007.

Componente del Consiglio di Amministrazione di GILMAR Spa Divisione Industria 2006 e 2007.

Responsabile relazione istituzionali CNA Nazionale dal Luglio 2007.

Responsabile Progetto Professioni CNA Nazionale dal 2009.

Ha pubblicato articoli e contributi su quotidiani e riviste specializzate tra cui Italia Oggi, L'Unita', Il Riformista, Il Sole 24 ore e sulle pagine locali dei quotidiani riminesi. Ha pubblicato un volume dedicato allo sviluppo turistico di Rimini.



La biografia la faccio al contrario, partendo dall'oggi e cercando il massimo di sintesi. Ci sono pero' episodi e passaggi che mi intrigheranno di piu' e allora...

Mi sto occupando da ormai tre anni di relazioni istituzionali per la CNA Nazionale, recentemente mi hanno anche affibbiato l'incarico del Progetto Professioni, che dovrebbe aprire alla CNA la rappresentanza dei nuovi imprenditori della conoscenza.
Ho messo a frutto l'esperienza accumulata con due legislature da parlamentare, sia in campo legislativo, che in quelli delle procedure e delle relazioni.
Non e' male. Il lobbyismo per un grande sindacato dei piccoli imprenditori ha rigore e dignita'. E in piu' mi consente di continuare a guardare la politica nazionale da vicino.

Quella mi e' sempre piaciuta davvero. Concludere l'esperienza da parlamentare, anche se mi vanto di non avere fatto tante storie per passare la mano, in realta' non e' stato cosi' facile. E' stato un lungo addio, ci ho messo un anno e mezzo per decidermi ad abbandonare la "politica attiva" e ancora adesso mi accorgo di quanta fatica mi costa, dentro la CNA ad esempio, autolimitarmi ad un approccio "tecnico" al mio lavoro.

Quando si e' chiusa la XIV legislatura, nella primavera del 2006, ho seguito al quartiere generale dell'Ulivo la campagna elettorale come responsabile del progetto "Parla con l'Ulivo", un'esperienza illuminante. Ho toccato con mano l'incredibile erosione del grande vantaggio che avevamo all'inizio di quella campagna elettorale e le sue ragioni piu' profonde. Poi mi sono guardato attorno, ho fatto qualche ricerca di storia locale, senza alla fine decidere di scrivere nulla. Ci pensero' forse piu' avanti.

Nel frattempo, con l'insediamento del governo Prodi, sono stato, piu' o meno seriamente, candidato alla presidenza dell' ENIT. A posteriori ( anche se non sta bene dirlo, visto come ci siamo abituati a guardare gli ex parlamentari che entrano da presidenti in qualche ente pubblico ) credo, senza falsa modestia, che avrebbero fatto bene a scegliere me. Avrei potuto costruire le condizioni per riformare davvero l' ENIT, sapendo gia' dove mettere le mani, e avrei certamente evitato a Rutelli la poco edificante telenovela del "Portale Italia".

In quel Settembre 2006, dopo che la vicenda ENIT si era definitivamente chiusa, avevo praticamente definito il mio impegno alla Confesercenti nazionale. Ho ricevuto pero' una telefonata, del tutto inattesa, da Piero Fassino che mi chiedeva di coordinare il dipartimento economico della Direzione Nazionale dei DS. Antonello Cabras, il responsabile, era senatore e con il margine di tre voti di maggioranza dell'Unione al Senato, non aveva certo il tempo per le grane o per tenere i contatti quotidiani.
Ho accettato. Sono stati mesi intensi, Piero Fassino tentava di presidiare i rapporti sociali che si venivano lacerando attorno al governo Prodi, predicava la necessita' della "fase due" e il partito era impegnato nell'opera di ricucitura sul fronte del lavoro e dell'impresa. Quando a Caserta gli hanno fatto il tagliafuori, il lavoro economico al "Botteghino" e' diventato una pena: calma piatta in attesa del PD. Devo ringraziare le circostanze e il mio ex collega Bruno Cazzaro che, lasciando l'incarico, ha messo la CNA Nazionale sulle mie tracce e mi ha offerto l'opportunita' della attivita' che svolgo attualmente. Nell'inerzia di politica esterna che in quei mesi caratterizzo' Via Palermo mi sarei irrimediabilmente intristito.

Dimenticavo la cosa della quale vado maggiormente orgoglioso di questo periodo: non ho mai chiesto, ne accettato incarichi dal gruppo dirigente dei DS locali. E' una questione di principio. Il mio giudizio sull'andazzo e' noto ed e' molto severo. Non avrei davvero potuto accettare la classica prebenda in cambio di un atteggiamento piu' acquiescente. Meglio stare in panchina, anzi in tribuna tra i reprobi.

Sui dieci anni da parlamentare si puo' facilmente verificare il mio lavoro sui siti della Camera e del Senato. Ho cercato di tenere un legame forte con il mio collegio, dando a Rimini una finestra su Roma. Proposte di legge, emendamenti, interrogazioni, ma anche un lavoro piu' oscuro di rapporti ed alleanze territoriali e politiche per ottenere risultati.
Piu' difficile farlo dall'opposizione, ma anche di li' qualcosa sono riuscito a portare a casa.

La mia prima legislatura l'ho fatta in maggioranza al Senato (XIII legislatura 1996/2001). Sono stato membro del Direttivo del Gruppo DS/L'Ulivo e componente della VI, della X e della XIII Commissione. Ho presentato parecchi disegni di Legge, piu' di uno nato a Rimini e giunto all'approvazione, come quello sui defibrillatori. Ho messo a segno parecchi emendamenti a favore del turismo, dei pubblici esercizi, delle piccole imprese, dei lavoratori stagionali e dei frontalieri, ma anche per sanare l'annosa vicenda delle sanzioni connesse agli abusi edilizi di San Patrignano. Ho svolto l'incarico di relatore di diversi provvedimenti. Tra gli altri ho condotto all'approvazione la Legge di riforma della legislazione nazionale del Turismo e la riforma del Termalismo. Sono stato relatore del documento di indirizzo del Senato in vista della Conferenza di Kyoto ed ho fatto parte della delegazione italiana alla famosa Conferenza.

Alla Camera sono stato invece all'opposizione (XIV Legislatura 2001/2006). Anche li' ho fatto parte del direttivo del Gruppo DS/L'Ulivo. Sono stato designato Capogruppo in X Commissione ed ho avuto fortuna perche' il Presidente della X era Bruno Tabacci e la nostra commissione si e' distinta per valorizzazione della sede parlamentare e per spirito bipatrisan.
Indagini parlamentari come quella sulla competitivita' dell'industria italiana, sull'industria automobilistica, sull'energia. Testi legislativi che sono divenuti la traccia di nuove regolamentazioni su materie decisive come quella del made in Italy. Impegni comuni per dare risposte innovative alle crisi dei grandi gruppi, come l'aggiornamento della legge Prodi, o la riforma per tutelare il risparmio dopo la stagione dei crack finanziari.
Sono stato primo firmatario di 28 proposte di Legge, tra cui proposte a sostegno dell'industria automobilistica, delle attivita' turistiche e commerciali, per l'innovazione e le aziende in crisi, per la riforma dell'ENIT, contro il commercio piramidale. Relatore della Legge sulla tutela del Risparmio fino a quando e' stato possibile, ho condotto in porto come relatore la Legge di disciplina del Franchising.

La riforma del risparmio e' stato il mio impegno piu' grande. Mi sono tolto diverse soddisfazioni e ho patito anche non poche delusioni. E' cosi' che succede quando combatti contro poteri veri che hanno tenuto in mano per tanti anni le sorti del paese. Ho abbandonato il ruolo di relatore quando e' stato chiaro che il disegno di riforma sarebbe stato dimezzato e nel centro destra era prevalsa la linea del governatore della banca d'Italia Antonio Fazio e del grumo di potere che attorno a lui si era costituito.
Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e cosi' qualche mese dopo esplose lo scandalo dei "furbetti del quartierino" e l'ispirazione di quella riforma torno' ad avere un nuovo vigore.
Qualcosa del lavoro che era stato fatto assieme nei mesi precedenti e' senz'altro rimasto nella nuova regolamentazione. Idee e proposte nate con i tecnici della Camera o con l'apporto di amici ed esperti che mi aiutarono in quei mesi. La norma del tutto innovativa sui "depositi dormienti" per esempio, che e' stata poi purtroppo molto edulcorata, nasce grazie alla segnalazione di un giornalista del Corriere della Sera, che aveva scritto di questo tema in relazione alla realta' inglese.
In questa lunga e complessa vicenda ho visto la fragilita' della politica di fronte ai poteri forti, ma ho potuto misurare anche la pasta di cui sono fatti tanti uomini e donne che fanno politica.
La Lega cambio' posizione dall'oggi al domani, schierandosi con Fazio. C'e' chi ha fatto notare che lo fece subito dopo il salvataggio da parte di Fiorani di una banca molto vicina al Carroccio. Sergio Rossi, che era il capogruppo della Lega in Commissione Finanze, mantenne un profilo piu' dubbioso rispetto alle nuove certezze leghiste e pago' con la mancata ricandidatura. In AN successe di tutto comprese le scenate in aula del capogruppo contro il relatore e cosi' in Forza Italia, dove Tremonti aveva ormai abdicato al ruolo di difensore del risparmio.
Anche nei DS non furono tutte rose e fiori. Mi sono chiesto spesso cosa c'entrassi e cosa c'entri io con chi cinguettava al telefono con Ricucci promettendo protezioni e sostegni, mentre a me era stato assegnato il compito di difendere i risparmiatori e di promuovere una regolamentazione moderna dei mercati finanziari. Soprattutto perche' quella stessa persona siede ormai da qualche anno ai posti di comando del partito cui sono iscritto.
La delusione piu' grande l'ho pero' subita quando a scandalo ormai conclamato, con le intercettazioni spiattellate sui giornali, mi feci promotore di una mozione parlamentare bipartisan per avviare le procedure di sostituzione del governatore di Bankitalia. Anche coloro che tra di noi avevano sempre vissuto con doppiezza la vicenda della riforma e della tutela del risparmio, avrebbero ormai dovuto arrendersi di fronte all'evidenza. Invece.....Io comunque quella mozione la presentai ( e' agli atti con primo firmatario Tabacci ) nonostante le pressioni ricevute per farmi desistere e credo che abbia avuto una funzione importante nel successivo sviluppo degli eventi che porto' alla sostituzione di Fazio.
Qualche settimana dopo l'Unita' pubblico' un mio articolo che criticava le timidezze della riforma nella versione scelta dalla maggioranza ed illustrava gli emendamenti presentati da me a nome dei DS. Emendamenti che, se fossero stati accolti, avrebbero potuto contrastare i comportamenti alla base dello scandalo delle scalate Antonveneta e BNL, anche quelli dei vertici dell'Unipol, per capirci. Un articolo che qualche mese prima sarebbe stato difficile farsi pubblicare, ma nulla succede a caso, era a quel punto utile a tutti evidenziare la nostra iniziativa parlamentare coerente e rigorosa, che non poteva essere comunque cancellata dalle imbarazzanti intercettazioni che avevano appannato l'immagine del partito.

I dieci anni di mandato parlamentare sono stati dieci anni che ritengo positivi per il legame con il territorio che mi ha eletto, dieci anni certamente problematici invece nei rapporti con il partito di Rimini.
Credo di dovere riconoscere che cio' in parte trova ragione nelle modalita' che portarono alla mia designazione come candidato. La prova delle primarie fu vissuta da molti come la rivincita del vecchio apparato del PCI contro il gruppo dirigente che nel frattempo si era affermato e che ruotava attorno a Giuseppe Chicchi. Le divisioni erano in realta' piu' complesse ed investivano anche altre decisive questioni: il rapporto tra la citta' capoluogo e il resto della provincia, l'impatto della elezione diretta del Sindaco sul rapporto tra istituzioni e politica, tra partiti e consenso, il ruolo del parlamentare locale in relazione all'ascesa al governo del centro sinistra, ed altro ancora.
Cio' non toglie che una buona meta' del partito, e soprattutto il suo vertice, mal digerirono e non mi perdonarono l'esito delle primarie e l'altra parte, quella che mi aveva portato al successo, si attendeva probabilmente qualcosa di piu', in termini di schieramenti interni di partito, di quanto come parlamentare io potessi dare.
Di li' a poco la componente alla quale appartenevo e che aveva vinto le primarie, ottenne con Maurizio Melucci anche la segreteria del partito e tutto avrebbe dovuto procedere normalmente, in modo lineare, io vicino al partito, il partito vicino a me a giovarsi di quel po' di prestigio che riuscivo a conquistare con l'iniziativa parlamentare. Cosi' non e' stato, tanto che dovetti affacciare pubblicamente la richiesta di nuove primarie quando, alla fine della mia prima legislatura, era iniziato il gioco al massacro del totoparlamentare.


 
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