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25 Giugno 2010
Un'emorragia che andava fermata.
Facciamo parlare i dati reali.
Prendo come campo di indagine il ciclo elettorale del bipolarismo.
Inizia con le elezioni regionali del '95, quando, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, maturano le condizioni per l'avvio dell'esperienza del Centro sinistra.
Raffronto i dati del comune di Rimini con quelli regionali e di altri tre comuni, Ferrara, Parma e Piacenza. Sono i tre comuni che nelle gerarchie elettorali della sinistra e successivamente del Centro sinistra, hanno più a che fare con Rimini. Parma e ancor più Piacenza nei decenni passati ci sono sempre state dietro, Ferrara ci è stata di poco avanti.
Occorre inoltre ricordare che Rifondazione nel '95 si presentò con un proprio candidato alle regionali e così per rendere raffrontabile la forza del Centro sinistra di allora con quella di 15 anni dopo, ho sommato i voti dei due candidati (Bersani ed Albertini) del ‘95.
La prima cosa che balza agli occhi è l'enorme emorragia di voti subita nel quindicennio. In regione, nonostante la crescita della popolazione, il CS ha perso 558.818 voti, di cui 19.583 nel comune di Rimini. Elettori che si sono rifugiati nell'astensione, in liste di protesta come quella dei grillini, ma che sono anche passati armi e bagagli con il Centro destra.
Se guardiamo alla perdita percentuale il tracollo riminese diventa ancora più evidente. In regione il CS perde mediamente il 10,54, a Piacenza solo l'1,28, a Parma il 6,54, a Ferrara l'8,29, a Rimini si arriva al 13,86, più di tre punti sopra alla media regionale. E' vero ci sono città capoluogo nella regione dove la perdita si avvicina (un paio di punti sotto) a quella riminese, ma in quelle città si partiva nel ’95 da livelli di consenso al CS molto, molto maggiori.
Il quadro è addirittura drammatico se il confronto viene fatto tra i voti del PD attuale e la somma di quelli delle forze, allora separate, che portarono alla sua costituzione. In regione il ridimensionamento medio è dell'11,76, ma a Piacenza è solo dell'1,20, a Parma la flessione è del 7,79 e a Ferrara del 9,49. Per Rimini il calcolo l'ho rifatto tre volte perchè non ci credevo. In quindici anni infatti il potenziale dl PD è sceso del 18,23. Si sono volatilizzati 19.708 voti, più di quelli persi dall’intero Centro Sinistra, che, a Rimini, deve il suo ridimensionamento interamente alla defezione degli elettori del PD. Una catastrofe.
L'ultima annotazione la dedico a quella gerarchia elettorale interna all'Emilia Romagna che ho precedentemente richiamato. La media del Centro sinistra regionale era nel '95 del 62,64, Rimini non era lontanissima da quella media, infatti aveva il 57,96. Ferrara, il capoluogo di provincia immediatamente superiore come voti, aveva il 60,49, solo due punti e mezzo sopra. Parma era sotto con il 56,64 e Piacenza era in fondo decisamente lontana con il 45,28.
Quindici anni dopo siamo 8 punti sotto la media regionale, Ferrara non la vediamo più – 8,1, Parma ci ha decisamente superato, sia... (continua a leggere...)
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| MINIMA |
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08 Luglio 2010
Un'unica provincia romagnola. E' una buona idea.
Qualcuno prima o poi lo farà.
La riduzione della spesa pubblica se non vuole tradursi in un drammatico taglio di servizi essenziali, alla fine dovrà aggredire l’ipertrofia di enti ed istituzioni pubbliche. L’imbarazzante dilettantismo dimostrato nelle ultime settimane di gestione della manovra economica in Senato, non cancella la certezza che nessuno in Europa può più permettersi la spesa pubblica attuale. Lo sanno bene i governanti e lo intuiscono i cittadini, che percepiscono sempre più lo Stato ipertrofico e sprecone, come un fardello insostenibile per il giogo fiscale che sono costretti a sopportare.
Chi guida la politica ed il governo locale non può ignorare questa realtà. E non può ignorare che questo paese, non importa se con governi di destra o di sinistra, riuscirà a restare unito soltanto se realizzarà il federalismo fiscale ed il dimagrimento dello Stato.
Se la soppressione delle province è comparsa nei programmi elettorali sia del PdL che del PD già prima della crisi, una ragione c’è. Non ci vuole molto a capire che nei prossimi mesi il tema tornerà all'ordine del giorno.
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| NOTA BENE |
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Corriere: Un paese senza politica di Ernesto Galli Della Loggia 07.07.10 (scarica pdf)
Sole: IVA pił "territoriale" di Gianni Trovati 05.07.10 (scarica pdf)
Stampa: Il sogno federalista si allontana di Luca Ricolfi 05.07.10 (scarica pdf)
[ archivio nota bene ]
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| LETTO, VISTO, ASCOLTATO |
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22 Giugno 2010
Latte versato di Chico Buarque
Il Latte versato è quello del proverbio.
Quello che non si può rimpiangere e che, nel bel romanzo di Chico Buarque, si paragona alla lunga esistenza del protagonista, vissuta ed in fondo sprecata, all'ombra di un grande amore perduto troppo presto.
Ma è anche quello materiale e concreto, bianco e un po' acido, di Matilde, l'amata appunto, che preferisce versarlo dal suo seno direttamente nel lavandino, pur di non nutrire più la figlia, ne appagare l'ammirazione e gli appetiti del marito.
Il protagonista è lui Eulalio d'Assumpcao, più di cento anni, ormai infermo in un letto di un ospedale affollato, imbottito di morfina, che rievoca alle infermiere ed ai visitatori che si alternano al suo capezzale, le vicende di una lunghissima vita e che sovrappone, nelle memorie devastate dall'età e dalle medicine, i figli ai nipoti, al padre e gli avi più lontani, lungo un sogno delirante che percorre l'inarrestabile e sciagurato declino di una famiglia-chiave dell'aristocrazia brasiliana, nell'ultimo secolo.
E' un uomo senza qualità, quello che attraversa i decenni, è un uomo che ha smarrito la strada e che si ripara dietro alla prestigiosa tradizione familiare ed al denaro che, per buona parte della propria esistenza, gli consentiranno di imitare e ad un tempo, vedere sbiadire i fasti del passato, di rincorrerne i piaceri e le indolenze, prima della definitiva miseria.
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